Rosalind in Marocco

A volte, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è semplicemente un po´di distanza.

Dopo un’estate trascorsa nella nostra bellissima vallata con i suoi ricordi dolceamari e una grossa delusione, partii con la prospettiva di vivere per diversi mesi in un paese arabo tra oceano e deserto, lontana da tutto ciò che era accaduto.

Perché il Marocco e non un altro paese?

Questa è la domanda che mi è stata rivolta così tante volte, ma cui non ho mai potuto dare una risposta degna di tale definizione.

Beh, parlano arabo, non ci sono conflitti in atto, c’è una solida monarchia al potere.

Nonostante avessi visitato questo Paese due anni fa, nel 2013, per frequentare un corso di lingua con alcune colleghe dell’università, mi resi conto di quanto io stessa non avessi realmente capito cosa fosse quello stato al confine estremo dell’Africa settentrionale. Forse quella condizione di proficua ed obbligata solitudine, in cui lo studente itinerante viene posto nel momento in cui decide di viaggiare in solitaria, aveva aperto delle finestre su una realtà che credevo di conoscere ma che ora si presentava ai miei occhi vestita di tutta un’altra facciata rispetto a quella che popolava i miei ricordi.

Allora, com’è il Marocco? mi chiesero amici e parenti.

La motivazione principale che mi spinge a condividere le mie avventure e le mie impressioni risiede principalmente nella mia volontà di rendere giustizia alla realtà, di “dare a Cesare ciò che è di Cesare”: voglio cercare di farvi vedere il Marocco attraverso i miei occhi di studentessa viaggiatrice. Ve lo racconterò per quello che è, con tutti i pro e i contro.

Partiamo da alcune prime impressioni..

Marocco é…

Marocco è povertà e assenza di lavoro. Molta povertà. Anziani che continuano a lavorare come guardiani dei parchi, anche se possono camminare solo con l’aiuto di una gruccia di legno. I loro colleghi si adoperano a pulire i marciapiedi dalle foglie cadute utilizzando rami di palma secchi come ramazze.

Marocco sono i tassisti che guidano senza il minimo rispetto delle norme stradali, suonando il clacson a ogni metro e sfiorando incidenti a ogni curva, nonché spaventando gli ignari pedoni strombettando senza il minimo ritegno. Quante volte ho pensato che in Marocco si dovrebbero vendere le auto sprovviste di clacson!

Marocco, tuttavia, è anche la signora velata che si affianca alla ragazza europea intimorita dai clacson delle strade trafficate e che, senza dover dire una parola, con un sorriso la accompagna dall’altra parte della strada, incolume.

Marocco sono ragazze e ragazzi che rompono a 360° con le generazioni che le hanno precedute: non portano il velo o lunghi caffetani ma scarpe col tacco, jeans e t-shirt all’ultimo grido.

Marocco è salutarsi la mattina ripetendo la stessa domanda, ovvero “come stai?”, in cinque modi diversi. Immaginate di incontrare il vicino di casa e dirgli “Buondí! Vala come? Tut ben? La va? Statu ben? Come vala?”.

Marocco è tajine, tajine, tajine. Qualsiasi ristorante presenta sul proprio menù almeno due o tre tipologie di questo piatto a base di carne di pollo o manzo squisitamente saporito.

Marocco è l’acquaiolo che trasporta a fatica sei o sette taniche di acqua per rivenderle, ognuna da 5lt, e che la sera, stanco della giornata passata sotto il sole di Rabat, si dirige verso casa trascinando il proprio carretto e cercando tra i rifiuti bottiglie ancora utilizzabili.

Marocco sono le vie della città che la sera si animano di venditori ambulanti, trafficanti di CD e DVD, donne sulla settantina che contrabbandano Marlboro o PallMall con tanto di accendino abbinato. I ragazzini che pregano chiunque di comprare un singolo pacchetto di fazzoletti per 1DH (0.10 cent) e che, al tipico rifiuto morale, mettono in mano i fazzoletti senza chiedere di pagare, solo per avere la soddisfazione di avercela fatta.

Marocco sono i vari artigiani che, mentre da noi, ahimè, stanno ormai scomparendo nell’oblio, aspettano a lato della strada per affilare coltelli, lavare auto o lucidare le scarpe per qualche moneta.

Marocco è il the alla menta, fatto bollire e rimescolato in una teiera d’argento, che al mercato si paga al massimo 8 euro quando i commercianti riescono a turlupinare ignari turisti, e versato secondo un rituale lungo e specifico.

Marocco, infine, è karama. Questa parola in arabo si traduce con “generosità, bontà d´animo” ma, concretamente, significa che persona che incontrate per la seconda volta vi inviterà a casa sua a conoscere la famiglia e a mangiare couscous il venerdì tutti insieme, senza secondi fini, solamente per una forma di generosità spuria da sospetti e pregiudizi che, ammetto, non è stata semplice da comprendere all’inizio del mio lungo viaggio.

Probabilmente il segreto per riuscire a scoprire il mondo è prendere coscienza che in ogni Paese esistono cose che funzionano ed altre che lo rovinano. Tuttavia, a mio modesto parere, talvolta occorre semplicemente salire su un treno o su un aereo dimenticando a casa i pregiudizi e i luoghi comuni, senza ovviamente rinunciare ai propri principi e alle proprie tradizioni, i quali ci accompagneranno sempre nel lungo cammino della vita.

Advertisements

A thought

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s